Radio24 | Il Sole 24 ORE

Ruberie telematiche e furti digitali

Tempo fa, nella Costiera Amalfitana, una banda di criminali ha escogitato un metodo curioso per rapinare “digitalmente” le persone.

I malfattori apportavano alcune modifiche agli sportelli bancomat della zona: applicavano una mascherina indistinguibile – detta in gergo skimmer – sulla fessura nella quale si inserisce la carta.

Il cliente si recava a ritirare dei soldi senza avere la consapevolezza di far passare la banda magnetica della sua tessera sopra a due lettori: quello normale della banca e quello installato illegalmente.
Con uguale perizia i ladri avevano montato nella parte più alta dello sportello un telefono con fotocamera opportunamente modificato che riprendeva la tastiera sulla quale il cliente digitava il suo codice PIN.
Grazie a questo sistema la banda entrava in possesso di tutte le informazioni necessarie: i dati del bancomat e il codice con il quale accedervi.

Indubbiamente i furfanti dovevano avere abilità informatiche sopra la media dato che avevano sviluppato loro stessi il software con cui decrittare i dati. A quel punto il gioco era fatto: il bancomat era stato clonato.
Il guaio è che, di recente, questa tecnica dolosa è riapparsa.

 

 

La sicurezza digitale è un argomento spesso poco trattato e nel nostro paese potremmo fare molto di più per contrastare un certo genere di reati.

Il motivo è quasi più culturale che economico, come ci ha spiegato Lorenzo Laurato, Amministratore Delegato di SSRI Sicurezza, una compagnia incubata alla Città della Scienza di Napoli che si occupa di sicurezza digitale lavorando a stretto contatto con la Procura di Napoli.
L’intervista:

 

 

 

 

 

Per iscrivervi gratuitamente al nostro podcast:

DownloadiTunes – RSS

Potete seguirci su:

Facebook – Twitter – Youtube

 

Commenta per primo

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.