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Il terremoto del Friuli

Erano le 9 di sera del 6 maggio 1976 quando il Friuli fu colpito da un terremoto di magnitudo 6,4 della scala Richter.

Le prime notizie arrivavano confuse. Le comunicazioni erano totalmente interrotte, l’intera area a nord di Udine si ritrovò al buio. In quei primi momenti non era ancora evidente la gravità di quanto fosse accaduto.

Le vittime furono 965. Un bilancio che si aggravò con le successive scosse del settembre dello stesso anno, durante le quali morirono altre 24 persone.

Dario Slejko all’epoca era un giovane ricercatore dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale di Trieste e quel momento e le concitate ore successive sono fissate nella sua memoria: «Alle 9 in punto stavo attraversando un giardino per tornare a casa e improvvisamente ho visto gli alberi scuotersi. Pensai a un colpo di vento… ma non c’era alcun vento. Un attimo dopo ho capito che si trattava di un terremoto. Corsi a casa e vidi mia moglie e la mia bambina in strada».

Il sismologo ufficiale dell’Istituto era ammalato e Dario Slejko si trovò sulle spalle il compito di fornire tutte le informazioni utili per capire cosa fosse effettivamente successo, dove e con che intensità.

Slejko ci ha raccontato ciò che successe quella notte mentre analizzava i dati che giungevano dalle strumentazioni di cui disponevano i sismologi e come la tecnologia odierna abbia fatto enormi balzi in avanti.

Un progresso che non deve dare luce a false speranze: un terremoto rimane tutt’oggi un evento imprevedibile.
Intervista a Dario Slejko

 

 

 

 

 

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