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Human Technopole. L’intervista a Massimo Inguscio, Presidente del CNR

Una parte degli spazi dell’area in cui si è svolto Expo Milano 2015 verranno riconvertiti per ospitare una cittadella della scienza. Circa 70mila metri quadri da impiegare per la ricerca in area biomedica. Si tratta dello Human Technopole (HT), Italy 2040, un progetto da 150 milioni di euro all’anno che permetterà una stretta collaborazione tra Università, centri di ricerca, istituti, fondazioni pubbliche e private.

Capofila del progetto è l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, una fondazione privata che però è a totale controllo pubblico diretta dal fisico Roberto Cingolani. Ma su HT convergeranno anche altre importanti realtà scientifiche come l’Università Statale di Milano, l’Università di Milano Bicocca, l’Istituto Europeo di Oncologia, ed è probabile che altre se ne aggiungano nei prossimi tempi, E’ stato anche annunciato un grosso investimento da parte di IBM.

La scelta di IIT come ente coordinatore ha sollevato un dibattito abbastanza “animato”, con le voci contrarie impegnate a criticare la scelta del Governo di porre l’IIT, appunto, alla guida del progetto. Dibattito che si è espresso – questa la nostra opinione di Moebius – con un tasso polemico eccessivo e non adeguatamente informato sulla sostanza delle cose.
Anche il CNR sarà presente nello Human Technopole, e il CNR è anche, come sappiamo, una realtà presente in tutta la ricerca italiana. Abbiamo pensato di sentire il suo presidente, Massimo Inguscio, per chiedere una sua opinione su questa vicenda.

 

 

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