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Internet sott’acqua: il Progetto SUNRISE

Il Progetto europeo SUNRISE, coordinato dall’Università La Sapienza di Roma, si propone di portare internet sott’acqua.

In un presente sempre più connesso, in cui gli oggetti raccolgono e scambiano informazioni, crescono le capacità di monitorare gli ambienti che ci circondano. Applicare queste possibilità in ambito subacqueo rappresenta la sfida del Progetto SUNRISE: una rete essenziale per l’osservazione e la salvaguardia di mari e oceani, uno strumento per la ricerca di materie prime, per gli studi di acquacoltura ma anche di archeologia.

L’internet of things diviene così l’internet of underwater things. 

Uno scenario che lascia intravedere ambiziosi traguardi ma che pone grandi ostacoli da affrontare.

Nel caso di SUNRISE la sfida riguarda il trasporto degli strumenti, nodi di sensori e droni sottomarini, e la comunicazione con essi e tra essi. La connessione wi-fi è inutilizzabile perché le onde radio nell’acqua si attenuano fortemente e si diffondono solo per qualche decina di metri.

La soluzione si ispira alle modalità di comunicazione dai mammiferi marini, che emettono onde sonore per interagire con i conspecifici. Così le informazioni viaggiano per decine di chilometri sott’acqua, l’unico problema è che possono trasmettere una mole di dati piuttosto bassa (paragonabile ai modem a 56K degli anni ’90).

Ne abbiamo parlato con Chiara Petrioli, docente di Informatica all’Università La Sapienza di Roma e coordinatrice del Progetto SUNRISE. È stata l’occasione per farci raccontare anche gli scenari: da nuovi progetti di ricerca al monitoraggio delle rotte delle imbarcazioni lungo i confini delle acque nazionali.

 

 

Il video di presentazione del Progetto SUNRISE:

 

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