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Modifica genetica di embrioni umani. Al via la ricerca in Gran Bretagna

In Gran Bretagna la Human Fertilisation and Embryology Authority ha consentito a un gruppo di ricercatori del Francis Crick Institute di condurre uno studio sulla modifica genetica di embrioni umani[1]. Gli esperimenti sugli embrioni, donati da coppie che hanno avuto un bambino tramite fecondazione assistita, avverranno nei primi 14 giorni dopo la fecondazione.

Che cos’è un embrione nei primi 14 giorni? É una struttura costituita da circa 200 cellule, in una fase in cui l’embrione, appunto, non si è ancora impiantato nell’utero materno. É proprio in questo lasso temporale che si verificano quei fattori, ogni non conosciuti, che portano al deterioramento dell’embrione e quindi alla mancata gravidanza.

Il fine della ricerca che sta prendendo il via in Gran Bretagna, quindi, è proprio la comprensione di tale deficit di sviluppo. Obiettivo che, è bene sottolinearlo, non ha nulla a che vedere con quello di creare bambini su misura, affermazione che qua e là è apparsa nel dibattito, piuttosto intenso, che si è sviluppato in queste settimane.

Affrontiamo l’argomento da più punti di vista, tenendo ben presente la complessità del tema. La prima parte di questo breve ma intenso viaggio la faremo partendo dalla notizia e dai suoi aspetti tecnici, con la nostra intervista a Carlo Alberto Redi, biologo dello sviluppo all’Università di Pavia.

 

 

Il tema coinvolge opinioni sia scientifiche che culturali, nonché emotive. Anche all’interno della comunità scientifica i pareri sono diversi. Che significato si attribuisce alla parola “embrione”? Per alcuni un embrione umano non rappresenta una persona ma è in ogni caso un qualcosa di unico e irripetibile. Un concetto espresso di recente anche da Papa Francesco durante l’incontro con il Comitato nazionale di Bioetica[2]. Ne abbiamo parlato con Bruno Dallapiccola, Direttore Scientifico dell’Ospedale “Bambin Gesù” di Roma e membro del Comitato nazionale per la bioetica[3].

 

 

Per altri non si tratta di mettere a rischio nel modo più assoluto la dignità umana. È necessario distinguere tra il piano della ricerca di base e quello della vera e propria applicazione clinica, ancora molto distante.

Per spiegare questa posizione è intervenuto ai nostri microfoni Demetrio Neri, Ordinario di bioetica all’Università di Messina e parte del Comitato nazionale di bioetica.

 

 

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[1] Il documento ufficiale
[2] La trascrizione del discorso di Papa Francesco al Comitato nazionale per la bioetica. Sala del Concistoro, Giovedì 28 gennaio 2016: https://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2016/january/documents/papa-francesco_20160128_comitato-nazionale-bioetica.html
[3] Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 28 marzo 1990 con il quale viene istituito il Comitato nazionale per la bioetica: https://presidenza.governo.it/bioetica/

 

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