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Il disastro ambientale in Brasile

Lo scorso 5 novembre il Brasile è stato colpito da un disastro ambientale tanto grave da essere definito la “Chernobyl del Sud America”.

Un’enorme quantità di fango e liquidi provenienti da un bacino minerario si sono sversate nelle acque del Rio do Carmo, affluente del Rio Doce, nello stato di Minas Gerais. Le conseguenze del disastro sono ancora incalcolabili: undici le vittime, decine i dispersi e villaggi completamente sommersi. I danni per l’ambiente sono altrettanto ingenti con una moria di migliaia di specie ittiche ed endemiche. Alcuni effetti permanenti sono già evidenti ma ci vorrà ancora del tempo per stabilire le cause e per capire quale sarà il futuro del fiume e dei territori che percorre.

La foce del Rio Doce Foto: Ricardo Moraes / Reuters
La foce del Rio Doce
Foto: Ricardo Moraes / Reuters

Per capire quali siano le proporzioni del disastro, abbiamo ricordato assieme a Giuseppe Passoni, docente di Idraulica al Politecnico di Milano, un precedente simile avvenuto nel luglio del 1985 in Italia nella Val di Stava, in Provincia di Trento. In quell’occasione morirono 268 persone e il volume del versamento era di 180.000 metri cubi di liquidi. Nelle acque del Rio Doce il fango tossico è di 60 milioni di metri cubi, una quantità tale da “tingere” il fiume brasiliano di rosso per 850 chilometri, fino alla sua foce.

 

Ascolta l’intervista:

 

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