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Gli estremi delle parole sono importanti! Anche nei primi giorni di vita.

Quando dobbiamo ricordare e riconoscere delle parole il cervello dà un maggior peso all’informazione contenuta all’inizio e alla fine della sequenza di sillabe.

Un gruppo di ricercatori della SISSA, in collaborazione con l’Azienda Ospedaliera di Udine, ha dimostrato che questo meccanismo è presente anche nei primi giorni di vita, grazie a uno studio pubblicato su Developmental Science. Ricerche compiute già due secoli fa avevano dimostrato che si ricordano meglio sillabe o elementi posti agli estremi come, ad esempio, le cifre di un numero di telefono: il nostro cervello memorizza più facilmente i numeri iniziali e quelli finali.

Colpisce molto il fatto che ciò accada già nei primi giorni immediatamente successivi alla nascita.

Neonato (Ricerca SISSA)

Come lo hanno capito? I ricercatori hanno utilizzato un esame non invasivo, basato sulla spettroscopia a raggi infrarossi, grazie alla quale è possibile capire quando aumenta la concentrazione di emoglobina e, quindi, quando il cervello del bambino è attivato.

“Sapevamo quando una parola suonava diversa al cervello del neonato quando osservavamo un picco di attività cerebrale” ha spiegato Ana Flo, ricercatrice della SISSA.

 

Ai neonati veniva ripetuta una sequenza di sei sillabe inventate “si ne bu ta le fo”. Nel momento in cui venivano scambiate la prima e l’ultima sillaba (ad esempio: fo ne bu ta le si), si registrava un’attività cerebrale sensibilmente più elevata.

Cambiando e spostando le sillabe “centrali” non si registrava, invece, alcuna variazione.

 

 

Ana Flo, ricercatrice della SISSA, ci descrive lo studio nel dettaglio.

 

L’intervista:

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