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Il microscopio in vivo: una rivoluzione tecnologica per la medicina

È stata presentata una tecnica rivoluzionaria di microscopia in vivo (definita microscopia intravitale) – sviluppata da Luca G. Guidotti e Matteo Iannacone all’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, che permette di vedere in tempo reale, dall’interno, il funzionamento del sistema immunitario. Diventa, per la prima volta, possibile filmare in presa diretta ciò che avviene all’interno dell’organismo in risposta ad una malattia.
Per comprendere meglio la portata di questa scoperta, possiamo fare un paragone. Immaginiamo che, fino a poco tempo fa, per capire le regole del calcio l’unico strumento a nostra disposizione fossero delle fotografie di azioni di gioco. Con questa nuova tecnologia, invece, possiamo guardare il filmato di una partita. Solo a questo punto siamo in grado di capire come i giocatori interagiscono tra loro per portare la palla in rete.

 

Immaginiamo che i globuli bianchi siano i giocatori che cercano di scovare un virus: ora siamo in grado di filmarli e osservare il loro comportamento.
I ricercatori hanno utilizzato questo strumento rivoluzionario per indagare i meccanismi di una malattia in particolare: l’epatite B.
L’epatite B è causata da un virus che si annida nel fegato e che si replica senza portare un effettivo danno all’organismo. Il virus, infatti, non attacca direttamente l’organo e le sue cellule, che anzi utilizza per replicarsi. Ciò che danneggia il fegato sono specifici globuli bianchi del sangue (i linfociti citotossici), che circolano nel corpo alla continua ricerca di cellule “malate” da distruggere (infettate da virus o tumorali). I globuli bianchi, dopo essere arrivati al fegato per difenderlo, distruggono anche le cellule sane. Questo “attacco difensivo” è causa dei sintomi della malattia.
Nei video che sono stati registrati con il microscopio in vivo, è stato notato un comportamento particolare del nostro organismo, che prima d’ora non era mai stato possibile osservare.

Come nel caso di malattie che colpiscono altri organi, si pensava che i globuli bianchi dovessero aderire in una porzione dei vasi sanguigni vicini alla zona interessata, in modo tale da entrare nell’organo e cercare le cellule infettate.
Nel fegato avviene qualcosa di diverso.

 

I globuli bianchi entrano nei vasi sanguigni del fegato ma riescono a fermarsi dentro essi, senza entrare nell’organo.
La visualizzazione diretta di questi fenomeni in vivo ha permesso di dimostrare come siano piccole cellule del sangue, chiamate piastrine, ad avvertire i linfociti che qualcosa non va. Le piastrine, infatti, costruiscono una sorta di “tappeto appiccicoso” che intrappola i linfociti e blocca la loro corsa nel sangue. Una volta bloccati su questo tappeto, i linfociti si staccano e iniziano a insinuarsi lentamente dentro i capillari. Mentre scorrono, i linfociti infilano sottili tentacoli (di un diametro 10,000 volte più piccolo di un millimetro) attraverso piccoli buchi(detti “fenestrature”) posti nella parete dei capillari, perlustrando così l’ambiente sottostante. Quando poi arrivano a identificare la cellula malata, al di là della parete del vaso, i linfociti usano i tentacoli per trasportare tossine mortali nella cellula malata.

Si tratta di un comportamento del tutto peculiare che non era conosciuto e che è stato possibile scoprire solo grazie al microscopio intravitale.

 

Ora che è stato individuato il target molecolare e cellulare, sarà possibile modificare il decorso dell’epatite B, una malattia che colpisce 300 milioni di persone al mondo.
Questo il video girato dai ricercatori:

Da ora, è come se un meccanico miniaturizzato fosse dentro il motore di una macchina (il nostro corpo) per vedere esattamente dove si trova il guasto. I campi in cui questa nuova tecnologia potrà essere utilizzata sono innumerevoli e aprono nuovi scenari per la ricerca medica.
 

Abbiamo intervistato Matteo Iannacone, giovane ricercatore milanese ed “ex cervello in fuga”. Nel 2010, al termine di otto anni di studio negli Stati Uniti, è rientrato in Italia dopo aver vinto un finanziamento di un milione di dollari della Fondazione Armenise-Harvard, grazie al quale è riuscito ad aprire il suo laboratorio al San Raffaele di Milano.

Ascolta il servizio!

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Ultimi commenti

  • onofrio 21 giugno 2015 / ore 09:29

    Buongiorno dott. Matteo iannacone volevo complimentarmi con lei e secondo me tutto il genere unano lo dovrebbe fare! Forza aiutaci a debellare questo virus mortale!