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Lo strano caso della Xylella fastidiosa, la peste degli ulivi

Si chiama Xylella fastidiosa e il nome già dice molto sulla pericolosità di questo batterio che sta colpendo gli ulivi del Salento. La situazione a oggi è preoccupante. L’epidemia si è diffusa in buona parte della provincia di Lecce e sta arrivando nella provincia di Brindisi, continuando a fare registrare un aumento dei casi di alberi colpiti. Questo batterio ha un vettore tramite il quale si sposta velocemente. Si tratta di un insetto, chiamato volgarmente sputacchina vera, che non percorre grandi distanze ma che ha la capacità di fare “l’autostoppista”, muovendosi sul territorio ospitata su camion, rimorchi e altri veicoli.
Gli ulivi attaccati dalla Xylella fastidiosa, portano al disseccamento della chioma, diventano improduttivi e, gradualmente, muoiono. Al momento non si dispone di una cura e l’albero deve essere per forza rimosso, come si può leggere nei recenti provvedimenti europei che impongono proprio l’immediato abbattimento delle piante colpite. Il danno, per gli ulivicoltori, è enorme.
Da dove arriva la Xylella? Si tratta di un batterio non presente in Europa. Dall’analisi del DNA è stato classificato all’interno della sub specie pauca, nota in Sudamerica. Tuttavia i ceppi sudamericani sono simili ma non identici a quella che in questo momento sta colpendo il nostro paese. Un anno fa, però, i ricercatori sono riusciti a trovare lo stesso identico batterio in Costa Rica. Questa nazione è un’esportatrice di piante ornamentali in Europa e la zona in cui è cominciata l’epidemia, vicino a Gallipoli, è un importante comprensorio di vivai con piante ornamentali. Si presume, di conseguenza, che ci sia una forte movimentazione di questo materiale a rischio. A ciò si aggiunge che, durante l’ottobre del 2014, il servizio fito-sanitario olandese ha intercettato una partita di piante ornamentali di caffè provenienti dal Costa Rica che erano infette. Si tratta solo di indizi su cui stanno lavorando i ricercatori e che donano un contorno quasi “poliziesco” a questa vicenda.
Per completezza di cronaca, va ricordato che era stata avanzata un’altra ipotesi per spiegare la presenza della Xylella fastidiosa in quel particolare territorio. Durante un convegno dall’Istituto Agronomico Mediterraneo a Bari, tenuto nel 2010, venne utilizzata proprio la Xylella. Qualcuno ipotizza una relazione tra quel convegno e l’infestazione successiva. Tuttavia, si trattava di un batterio geneticamente molto diverso da quello che ha scatenato l’attuale emergenza e presente nel Nord America. L’Istituto ha rilasciato un comunicato stampa proprio per placare le voci su una possibile fuoriuscita del batterio dai laboratori.

Cosa può fare la ricerca per bloccare questa epidemia? L’organismo era già conosciuto e la malattia che genera veniva descritta già 130 anni fa. In tutto questo tempo non si è riusciti a trovare una cura. Tuttavia è utopico pensare che un semplice abbattimento possa comportare la scomparsa del ceppo infettivo dall’Europa.
In questo momento, l’unica cosa da fare è sforzarsi per contenere la diffusione e fare sì che la Xylella non risalga verso nord con delle azioni di contenimento. Un rapporto dell’EFSA (European Food Safety Authority) uscito a gennaio esclude che ci siano dei rischi dalla diffusione e dalla movimentazione della legna. Il fogliame, invece, va necessariamente distrutto. Si potrebbe colpire l’insetto vettore tramite l’utilizzo di fito-farmaci poiché, da quel che risulta al momento, non c’è alcuna traccia di insetti antagonisti che possano contenerlo biologicamente. La Sputacchina, infatti, non è un parassita. È completamente innocua e non ha alcuna ‘colpa’ se non quella di essere una portatrice sana della Xylella. Anche per via di questa sue caratteristiche non è mai stata studiata approfonditamente ma, alla luce dell’emergenza, è inspiegabile come a distanza di un anno e mezzo dal momento in cui è stata indicata come il vettore, non ci sia stata una call europea per finanziare un progetto di ricerca.

Gli ulivi non ricrescono in fretta, anzi. Per gli agricoltori della zona non si tratta di un danno, si tratta di una catastrofe, aggravata dal fatto che per il momento la portata di questa tragedia fito-sanitaria non è stata ancora compresa dal grande pubblico.
Questo è quanto emerge dall’intervista a Donato Boscia, agronomo dell’Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante del CNR, parte dell’equipe di esperti che sta lottando in questo momento contro la Xylella fastidiosa. Ci ha descritto la situazione in questa intervista:

 

A Moebius continueremo a seguire la vicenda e aggiorneremo

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