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Dalla Cina col… furgone: Drosophila suzukii, il moscerino dei piccoli frutti

Si chiama “suzukii” e fa il rumore di una Lambretta smarmittata. Non è una motocicletta, è… un moscerino! Drosophila suzukii è il “moscerino dei piccoli frutti”, un insetto che attacca alberi da frutto dalla buccia sottile come frutti di bosco, ciliegi, peschi, albicocchi e anche viti.

La Drosophila suzukii arriva da molto lontano: dalla Cina. L’invasione europea è cominciata circa otto anni fa dal porto di Marsiglia, in concomitanza con l’apertura di nuove tratte commerciali con l’Asia, e ha viaggiato all’interno di container temperati usati per il trasporto della frutta. Per questo i ricercatori sostengono sia arrivata dalla Cina “con furore e col furgone”!

La specie ha avuto origine sette milioni di anni fa in Tibet, quando si è differenziata dalla specie madre e ha sviluppato caratteristiche peculiari di adattamento ai climi freddi e temperati.
In pochi anni è riuscita così a occupare molte nicchie ecologiche in Europa e in nord America.

A differenza della più comune Drosophila melanogaster, il moscerino dei piccoli frutti resiste al freddo e attacca anche nel periodo invernale, quando la frutta non è ancora matura (quando è ancora sull’albero). Immaginate gli effetti nocivi sulle nostre colture e i frutteti, dalle Alpi fino alla pianura padana… uno dei danni maggiori è, infatti, provocato ai chicchi di uva prima della vendemmia.

Questi adattamenti peculiari sono dovuti a caratteristiche genetiche che permettono alla “suzukii” di “annusare”, identificare e attaccare la frutta fresca.
L’insetto depone le uova all’interno del frutto, provocando buchi sulla superficie e facendo perdere completamente consistenza alla polpa. La frutta, a questo punto, marcisce molto rapidamente.

La diffusione di questo moscerino in Italia, in particolare al nord, è elevata: si riportano perdite di produzione fino all’80% o anche totali del raccolto.
Per gli agricoltori delle zone in cui si è insediato questo moscerino asiatico si tratta di un problema gravissimo, i ricercatori dello IASMA Research and Innovation Centre della Fondazione Mach di San Michele all’Adige stanno sviluppando innovativi sistemi per sconfiggerlo.

Uno dei metodi per l’eliminazione è il droskidrink, un vero e proprio cocktail, servito in bottiglie nei campi di coltivazione, che contiene particolari sostanze attrattive alle quali la Drosophila suzukii non riesce a resistere: ci affoga letteralmente dentro.

Drosophila suzukii ha una caratteristica molto particolare: emette un suono (che sentirete all’inizio del file audio) molto simile a quello di una “Lambretta smarmittata” prodotto dalle vibrazioni dell’insetto sulla superficie del frutto. Questo suono, non udibile a orecchio umano, serve al maschio per attrarre le femmine. I ricercatori sfruttano questa caratteristica peculiare per mettere a punto un sistema di “disturbo sonoro”, che utilizza suoni analoghi per confondere sessualmente la comunicazione maschio-femmina e inibire così la riproduzione.

La lotta contro la suzukii è di tipo integrato. Infatti ai due sistemi sviluppati dai ricercatori viene affiancato l’uso di fitofarmaci, purtroppo ancora necessari per contrastare la diffusione del “pericoloso” moscerino.

I ricercatori prevedono che ci vogliano dieci anni per progettare nuove ‘armi’ e migliorare quelle esistenti.

Omar Rota Stabelli, della Fondazione Mach di San Michele all’Adige, è uno dei ricercatori che si sta occupando di questo studio. Ci racconta tutti i segreti di “suzukii” e ci fa ascoltare l’insolito verso…

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