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In principio. Dalla nascita dell’Universo all’origine dell’arte.

Arte e scienza si incontrano nella mostra “IN PRINCIPIO”, allestita all’interno del Broletto di Novara e aperta al pubblico fino al prossimo 6 aprile. Un affascinante percorso diviso in sette tappe che, attraverso reperti scientifici e opere artistiche, mostra al visitatore i modi in cui l’uomo, da sempre, cerca di dare risposta alle grandi domande sull’esistenza. Un vero e proprio viaggio che dal Big Bang – passando per la nascita della Terra e l’origine della vita sul nostro Pianeta, conduce fino all’uomo, con le sue “specificità”: il pensiero, il linguaggio e l’impulso creativo.

1. BIG BANG
L’origine dell’Universo, nel corso dei secoli, è stata rappresentata dagli artisti e studiata dalla scienza nel tentativo di rispondere alle domande che sorgono spontanee quando l’uomo volge gli occhi al cielo in una notte stellata. Guercino, pittore italiano seicentesco, racconta l’Universo così come veniva immaginato nell’antichità nella sua opera ispirata al mito di Atlante. Nel dipinto, che apre la mostra, l’intera volta celeste è racchiusa in un globo perfettamente sferico sorretto da Atlante, il più celebre dei Titani, punito da Zeus per essersi opposto al suo potere. A pochi passi, un’altra opera d’arte, questa volta contemporanea, descrive il Big Bang in chiave diversa. La tela, realizzata dall’artista Alberto Di Fabio (2006), rappresenta un insieme di sfere, rette e orbite che da un punto centrale esplode verso l’esterno. L’opera è ispirata agli studi sugli acceleratori di particelle del CERN di Ginevra che indagano i primi istanti dell’Universo. Bellezza e perfezione delle forme si ritrovano anche negli strumenti scientifici in esposizione. In questa sezione è possibile ammirare, per esempio, una sfera armillare tolemaica, utilizzata dagli astronomi nell’antichità per rappresentare il sistema solare (la Terra era posta al centro dell’Universo e i corpi celesti le ruotavano intorno) e per calcolare equinozi e solstizi.

2. TERRA E DINTORNI
Il sistema solare e la Terra sono i protagonisti della seconda sezione della mostra. Niccolò Copernico – a cavallo tra il ‘400 e il ‘500 – ha rivoluzionato il pensiero scientifico dimostrando, attraverso procedimenti matematici, la teoria eliocentrica, che pone il Sole al centro del sistema solare. Una rivoluzione altrettanto importante è avvenuta grazie a Galileo Galilei che, agli inizi del 1600, osservando le fasi lunari con il cannocchiale, ha rappresentato per la prima volta nei suoi disegni – ancora perfettamente conservati ed esposti in mostra – la luna nella sua imperfezione, con crateri e rilievi.

Questo passaggio rende ciò che fino a quel momento era considerato ultraterreno, perfetto e insondabile, oggetto di studio da parte della scienza. Allo stesso tempo diventa oggetto d’indagine scientifica l’origine del nostro Pianeta. Accanto ai disegni di Galileo, troviamo il tomo “Prove della Teoria della Terra” del naturalista, matematico e cosmologo francese Georges-Louis Leclerc, conte di Buffon (1707-1788), e la rappresentazione del Mundus subterraneus del filosofo e storico Athanasius Kircher (1602-1680). Magma, lava, vulcani e tutto quello che accompagna la formazione del nostro Pianeta, oltre a essere studiati e rappresentati nei manuali scientifici, sono anche una grande fonte di ispirazione per gli artisti. In mostra si può per esempio ammirare la riproduzione dell’opera “I quattro elementi. Il fuoco”, del pittore fiammingo di inizio ‘600 Jan Brueghel, ma anche “Vulcano” di Pompeo Girolamo Batoni (1750 ca.).

3. COMINCIA LA VITA
La terza parte della mostra è dedicata al principio della vita sulla Terra. Tre miliardi e mezzo di anni fa si sono formate le prime molecole organiche. La vita, una volta generata, si è evoluta e trasformata. E’ stata ritratta dai pittori, sono esposte alcune opere dell’italiano Leonardo Dudreville (1885-1977), e anche da botanici e studiosi, come dimostra la riproduzione dell’Historia plantarum, manoscritto del 1395-1400 presente in mostra. In questa sezione è possibile osservare frammenti di meteoriti – che secondo recenti ipotesi avrebbero portato sulla Terra le molecole biologiche che hanno originato la vita – e collezioni di insetti, farfalle, armadilli e uccelli nell’angolo dedicato al grande naturalista Charles Darwin, papà della teoria evoluzionistica. In esposizione anche una specie particolare: Philomachus pugnax o uccello combattente, che ha evoluto una strategia di sopravvivenza davvero sorprendente. Per farsi notare dalle femmine, durante i combattimenti nella stagione riproduttiva, i maschi di solito mettono in mostra un vistoso piumaggio. Ci sono però alcuni individui di sesso maschile meno appariscenti che avrebbero pochissime possibilità di farsi notare e quindi di essere scelti per l’accoppiamento. Questi maschi, grazie a secoli di selezione naturale, hanno evoluto un piumaggio simile a quello delle femmine (vengono infatti chiamati “mimi”). Non facendosi notare, riescono ad avvicinarsi alla partner e ad accoppiarsi comunque, trasmettendo così i loro geni alle generazioni successive.

4. LA SFIDA DI PROMETEO
Prometeo è il titano che, nella mitologia greca, ha sfidato il potere divino, rubando il fuoco a Efesto e l’intelligenza ad Atena per farne dono agli uomini e indirizzarli sul cammino della civiltà. La sezione della mostra che porta il suo nome è interamente dedicata alla nostra specie. Questo capitolo si apre con una riproduzione della Battaglia dei centauri, altorilievo realizzato da Michelangelo per rappresentare il netto distacco tra gli esseri umani e tutte le altre forme di vita, considerate meno nobili. La teoria dell’evoluzione ha successivamente ribaltato questa concezione, dimostrando come l’uomo e i primati abbiano un progenitore in comune. In questa sezione della mostra sono raccolte le prove che raccontano questa evoluzione: fossili, strumenti di pietra, reperti legati alla nascita delle prime società. Curiosando tra le diverse teche è possibile imbattersi anche in un frammento di pelle e pelame di mammut, che è stato rinvenuto in Siberia congelato e perfettamente conservato. Questo reperto è utile a capire come, oggi, sia possibile studiare le nostre origini, non solo grazie ai fossili, ma anche attraverso l’analisi del DNA di specie estinte.

5. IL BUIO OLTRE LA SIEPE
La quinta tappa della mostra, dedicata al cervello umano e alla sua evoluzione, si apre con la tela di Alberto Di Fabio: Sinapsi in Oro (2007). La complessità del cervello viene rappresentata in prima battuta, non da un’immagine di laboratorio catturata con le avanzate tecniche di brain imaging, ma da un’opera d’arte. Il viaggio continua alla scoperta dell’evoluzione biologica della nostra “materia grigia” e dell’origine delle emozioni, in particolare della paura. Fondamentale per la sopravvivenza dell’essere umano (senza saremmo molto più vulnerabili ai pericoli), la paura rappresenta anche la dimensione dell’irrazionale, di ciò che non è in nostro potere controllare. Fin dall’antichità questa emozione ha generato mostri, come la Medusa o Cerbero, l’infernale cane a tre teste, ed è stata fonte di ispirazione per gli artisti.

6. BLA BLA BLA
La penultima sezione della mostra è interamente dedicata al linguaggio. I neuroscienziati e i linguisti ci insegnano che il nostro modo di comunicare attraverso le parole ci rende una specie unica al mondo. Tutte le lingue esistenti possiedono delle regole grammaticali non individuabili in alcuna altra forma di comunicazione animale. Seguendo queste regole, è possibile anche inventare una ipotetica nuova lingua aliena come accade in alcune tavole di un fumetto Disney esposte. Le lettere e il linguaggio hanno suggestionato anche i grandi artisti. In mostra è possibile ammirare l’opera di Alighiero Boetti “Il decimo giorno del sesto mese dell’anno millenovecentoottantanove a Roma vicino al Pantheon”(1989): attraverso i colori, le forme geometriche, l’uso delle lettere e dei caratteri dell’alfabeto arabo, l’artista rappresenta la lingua come materia viva, in costante evoluzione.

7. PERCHE’ NON PARLI
Perché i nostri antenati si sono appassionati al “bello”? Questa è la domanda a cui cerca di rispondere l’ultima sezione della mostra interamente dedicata all’arte. Si parte dalle prime forme artistiche, con la riproduzione delle pitture murarie rinvenute in Patagonia e di quelle rupestri trovate nella grotta di Lascaux in Francia, e si arriva all’espressione contemporanea.

Soprattutto nel 1900, l’arte contemporanea va alla ricerca delle radici del gesto artistico per comprenderne l’essenza: in mostra è infatti possibile ammirare i testimoni di Mimmo Paladino (2009), ispirati alle veneri preistoriche, ma anche “Catrame” di Alberto Burri (1950), che utilizza gli stessi colori usati dai nostri antenati per dipingere le pareti delle caverne.

Stefano Papi, curatore scientifico della mostra, ci ha accompagnato in questo viaggio.
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