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Donne che contano

Hanno determinato il successo a stelle e strisce nella corsa alla conquista dello spazio. Eppure a loro molti diritti erano negati perché donne e afroamericane. Il diritto di contare, nelle sale italiane dall’8 marzo, racconta la loro storia. La storia di Katherine Johnson, Dorothy Vaughan e Mary Jackson, che con i loro calcoli ci hanno fatto arrivare sulla Luna. Il film è un adattamento del libro Hidden Figures di Margot Lee Shetterly, pubblicato in Italia da Harpercollins.

Ne abbiamo parlato con Amalia Ercoli Finzi, prima laureata in Italia in ingegneria aeronautica, mamma della missione Rosetta, che in prima persona ha dovuto far valere la propria professionalità a chi, all’inizio della carriera, le chiedeva di portargli un caffè.

Ascolta l’intervista ad Amalia Ercoli Finzi

E così scopriamo che se John Glenn ha orbitato intorno alla Terra e Neil Armstrong è stato il primo uomo a camminare sulla Luna, parte del merito va anche al team di scienziate afroamericane della Nasa che hanno sfidato razzismo e sessismo.

E dalle scienziate della Nasa facciamo un passo indietro nel tempo, per conoscere la storia delle donne che per prime hanno lavorato all’Osservatorio astronomico di Harvard. A cavallo tra Ottocento e Novecento alle donne non era concesso fare osservazioni al telescopio, perché era considerato un lavoro poco femminile. A loro spettava ordinare, dividere, catalogare e classificare il materiale che i colleghi raccoglievano osservando il cielo.

Ne abbiamo parlato con Patrizia Caraveo,  direttrice dell’Istituto di astrofisica spaziale e fisica cosmica di Milano e autrice del libro Uomini e donne: stessi diritti? edito da Castelvecchi, in cui racconta anche il lavoro di questo gruppo di pioniere dell’astronomia soprannominato l’“harem di Pickering”.

Scopri perché ascoltando l’intervista a Patrizia Caraveo

 

 

 

 

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