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A, B, 0. Karl Landsteiner e i gruppi sanguigni

Karl Landsteiner nacque il 14 giugno 1868 in Austria e fu uno dei primi scienziati a studiare i processi fisici di immunità.

È noto soprattutto per l’identificazione e la caratterizzazione dei gruppi sanguigni umani, A, B e 0, ma i suoi contributi alla medicina hanno attraversato molte aree lungo la sua carriera quarantennale: dall’immunologia alla batteriologia.

Landsteiner ha individuato gli agenti responsabili delle reazioni immunitarie, ha esaminato l’interazione tra antigeni e anticorpi e ha studiato le reazioni allergiche conducendo esperimenti sugli animali. Ha determinato, inoltre, la causa virale della poliomelite attraverso una ricerca che ha gettato le basi per lo sviluppo del relativo vaccino.

Alla fine della sua carriera, assieme al collega Alexander Wiener, scoprì il fattore Rh del sangue. Fu insignito del premio Nobel per la medicina nel 1930 a seguito della scoperta dei gruppi sanguigni umani.

Figlio unico di Fanny Hess Landsteiner e di Leopold Landsteiner, giornalista e fondatore del quotidiano PRESSE, nel 1885, all’età di diciassette anni, superò l’esame di ammissione alla facoltà di medicina dell’Università di Vienna, dove si laureò cinque anni più tardi. Immediatamente dopo affinò le sue competenze e si specializzò nel campo della chimica organica assieme al suo mentore, Ernst Ludwig.

Nei dieci anni che seguirono Landsteiner lavorò in molteplici laboratori in Europa, studiando con i chimici più famosi dell’epoca: Emil Fischer (Nobel per la chimica nel 1902) a Wurzburg, Eugen von Bamberger a Monaco di Baviera, Arthur Hantzsch e Roland Scholl a Zurigo.

Le competenze in chimica che acquisì in questi anni di formazione lo guidarono lungo tutta la sua carriera. La natura degli anticorpi cominciò a interessarlo mentre operava come assistente di Max von Gruber a Vienna, tra il 1896 e il 1897. Durante questo periodo Landsteiner pubblicò il suo primo articolo sui temi della batteriologia e della sierologia e diede il via alle indagini che portarono a riaprire un capitolo della medicina che sembrava ormai chiuso: la trasfusione.

Fino a quel momento la trasfusione di sangue era giudicata praticamente impossibile: non era noto come e perché il sangue di due persone fosse compatibile o meno. Dopo vari tentativi nel ‘600, la trasfusione era stata ripresa nel 1818 dall’inglese James Blundel che, per puro caso, riuscì a trasfondere sangue tra due persone che evidentemente (e fortunosamente) erano biologicamente compatibili. Poi, a seguito di successivi fallimenti, questa pratica era stata nuovamente abbandonata.

Trasferitosi all’Istituto di Patologia di Vienna alla fine del 1897 per prestare servizio come anatomopatologo, Landsteiner continuò a studiare immunologia e a indagare i misteri del sangue tanto che, nel 1900, pubblicò un articolo con una delle prime osservazioni che si rivelò fondamentale per le scoperte a venire. Descrisse infatti il fenomeno dell’agglutinazione del sangue che si verifica quando esso viene a contatto con quello di una persona diversa. Intuì che tale evento non era da ricollegarsi a una patologia ma alla natura unica e inconfondibile del sangue di un individuo.

Un anno più tardi Landsteiner ricollegò l’effetto osservato al contatto del sangue con il siero. I tipi di sangue umano differiscono nella capacità che ha il siero di agglutinare. Da questa premessa riuscì a individuare i tre gruppi sanguigni umani, A, B e 0 (inizialmente chiamato C). La sua scoperta comportò una rivoluzione nel campo delle trasfusioni, campo nel quale la medicina versava “in stallo” da quasi un secolo, e sulla base dei suoi studi, nel 1907, venne eseguita la prima vera trasfusione di successo, da parte di Ruben Ottenberg al Mount Sinai Hospital di New York.

Per il suo lavoro pionieristico, Karl Landsteiner è riconosciuto come il padre della medicina trasfusionale.

 

Gianluca Liva

 

 

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