Radio24 | Il Sole 24 ORE
Ora in diretta

Condotto da

La diagnosi precoce dell’autismo

La “storia” dei Disturbi dello Spettro Autistico è problematica e strana. Solo negli ultimi decenni la ricerca si è impegnata nella comprensione di una patologia che, prima, veniva considerata come tale solo dinanzi ai casi più gravi ed evidenti.

Le stime attuali di incidenza sulla popolazione degli Stati Uniti ci dicono che ne soffre un individuo su 100/150, a seconda delle statistiche, mentre i dati che riguardano la popolazione italiana non sono ancora molto precisi. A febbraio 2016 l’Istituto Superiore di Sanità ha avviato un’indagine statistica della quale si attendono i risultati.
È probabile che le cause dell’insorgere del disturbo siano genetiche. I gemelli monozigoti hanno maggiori possibilità di esserne entrambi affetti, così come il fratello o la sorella di una persona alla quale è stata diagnosticata la malattia. Si è notata, inoltre, una prevalenza negli individui maschi, con un rapporto di 5:1 rispetto alle femmine.

È fondamentale riuscire a capire al più presto quando, nella vita di una persona, si manifestano i primi segni della patologia e una ricerca condotta da un team del Cimec di Rovereto si sta muovendo proprio in questa direzione.

L’idea alla base del lavoro dei ricercatori è di osservare nei bambini appena nati – dai 3 ai 10 giorni di vita – le reazioni a determinate immagini, stimoli sociali e movimenti, e verificare se compaiono segnali riconducibili a un disturbo dello spettro autistico.

Poiché una diagnosi effettiva può essere fatta non prima dei tre anni d’età, i ricercatori monitorano le nascite di bambini che hanno fratelli o sorelle già diagnosticate con una forma di autismo.

L’indagine viene compiuta a livello nazionale grazie ad un laboratorio mobile: nel momento in cui avviene la nascita di un bambino potenzialmente a rischio, i ricercatori vengono avvisati – con il consenso dei genitori – e si recano sul posto per eseguire gli esami necessari.

L’augurio è che un’iniziativa di questo tipo possa portare allo sviluppo di un test di routine per una diagnosi immediata nei neonati.

 

Abbiamo intervistato Giorgio Vallortigara, docente di Neuroscienze all’Università di Trento e ricercatore al Cimec di Rovereto, che ci ha spiegato i dettagli del test e della ricerca.

 

Per iscrivervi gratuitamente al nostro podcast:

DownloadiTunes – RSS

Potete seguirci su:

Facebook – Twitter – Youtube

 

 

Commenta per primo

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.