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Gatti depressi

Un articolo di Britt Peterson uscito sulla rivista Nautilus racconta un fatto singolare: dopo la nascita di un bambino in una famiglia, il gatto di casa entrò in una grave crisi depressiva. L’animale si buttava a corpo morto sulle porte, come per volerle sfondare, si nascondeva e risultava essere molto nervoso, quasi isterico. Tutti comportamenti che iniziarono a scemare nel momento in cui il bambino, cresciuto a sufficienza, iniziò a giocare e a interagire con lui.

Sappiamo che i nostri animali domestici sono più o meno felici a seconda della situazione in cui vengono a trovarsi. Sin dagli anni ’80 dello scorso secolo si è iniziato a capire quanto la vita emozionale degli animali sia assimilabile a quella dell’essere umano. Si può osservare in loro la prostrazione in seguito alla perdita di una persona cara così come tanti altri comportamenti che suggeriscono una capacità emotiva molto più articolata di quanto si possa credere.

Il problema è che gli animali non possono esprimersi a parole con noi e, di conseguenza, non è semplice indagare questi fenomeni comportamentali.

Di base bisogna sempre ricordare che la vita dei nostri animali non è un tunnel buio tra un pasto e l’altro, e che la loro sfera emotiva andrebbe tutelata.

Come possono gestire queste “crisi” i veterinari?

Lo abbiamo chiesto a Paolo Zucca, medico veterinario comportamentalista della Direzione Centrale Salute Socio-Sanitaria della Regione Friuli Venezia-Giulia.

 

L’intervista:

 

 

 

 

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