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Immersione nel futuro con le branchie artificiali

Il nostro ascoltatore Paride ci ha chiesto “a che punto siamo con la realizzazione di branchie artificiali?

 

Qualche tempo fa, su molti portali online e quotidiani internazionali, è stato annunciato un prototipo di branchie artificiali di nome Triton che ha tentato di proporsi al pubblico tramite un’iniziativa di crowdfunding. Si tratta di una piccola maschera in grado di filtrare l’acqua con l’aiuto di una batteria agli ioni di litio per poi estrarne l’ossigeno per respirare sott’acqua.

L’iniziativa non ha avuto un grande successo, al punto da essere stroncata dagli esperti in rete (qui uno dei tanti articoli critici). Con dimensioni così ridotte – circa 30 centimetri – per ottenere una quantità di ossigeno sufficiente alla respirazione Triton dovrebbe essere in grado di processare 90 litri d’acqua al minuto. A ciò si aggiunge che respirare l’ossigeno pressurizzato ricavato in questo modo (senza altri gas) non è salutare.

La strada per creare branchie artificiali, dunque, sembra essere ancora lunga: non è ancora possibile ottenere quantità di ossigeno sufficienti per consentire a un sub piena autonomia con apparecchiature portatili e per un periodo prolungato. Però c’è chi sta studiando gli scambi gassosi che permettono ai pesci di respirare.

L’Istituto italiano di tecnologia di Lecce infatti sta lavorando al progetto FILOSE per sviluppare pesci-robot con una pelle artificiale intelligente. La superficie del robot è composta da sensori e da materiale piezoelettrico in grado di sfruttare la corrente dell’acqua per produrre energia.
Pensando al futuro, si potrebbe progettare una muta composta da questo materiale intelligente, in grado di caricare le strumentazioni dei sub e… perché no, la batteria del respiratore Triton.

 

Francesco Rizzi, del Centro per le Nanotecnologie Molecolari dell’IIT di Lecce ci spiega come funzionano questi pesci-robot.

 

 

 

 

 

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