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Gli accumulatori di animali

C’è chi accumula senza sosta oggetti, di poco valore o scarsamente utili, riempiendo stanze e corridoi e rendendo la sua abitazione invivibile. C’è anche chi accumula esseri viventi, spesso cani e gatti.

“Una pericolosa arca di Noè” è il libro, edito da Cosmopolis, che tratta il tema degli accumulatori di animali, tra cronaca e ricerca.

La definizione di “accumulatore” è abbastanza recente, fino a poco tempo fa si era soliti parlare di sindrome dei fratelli Collyer o di sindrome di Diogene. È nata per indicare quella che è risultata essere una grossa variante tra le persone che accumulano compulsivamente oggetti: coloro i quali accumulano animali.

 

Gatti dell'isola giapponese di Aoshima. Detta anche "Isola dei gatti", su di essa il rapporto tra numero di gatti e numero di esseri umani è di circa 6 a 1
Gatti dell’isola giapponese di Aoshima. Detta anche “Isola dei gatti”, su di essa il rapporto tra numero di gatti e numero di esseri umani è di circa 6 a 1

 

Gli accumulatori di animali si differenziano dal punto di vista della relazione e delle dinamiche psicologiche che li caratterizzano. Nonostante ciò, nel manuale dei disturbi mentali di riferimento per psicologi e psichiatri, tutti i tipi di accumulo vengono accomunati in un’unica categoria diagnostica, ovvero il disturbo da accumulo.

Un fatto che lascia perplessi, poiché uno degli aspetti più critici riguarda le patologia nella relazione tra gli animali e la persona che dovrebbe accudirli: il soggetto non è più in grado di riconoscere la sofferenza dell’animale derivata da una esistenza condotta in spazi vitali stretti e in condizioni igieniche particolarmente scarse. Ci sono anche casi in cui le persone che soffrono di questo disturbo non riescono a separarsi dall’animale “accumulato” neppure dopo la sua morte, ricorrendo all’imbalsamazione o, nei casi più estremi, alla conservazione del corpo in un frigorifero.

 

Accumulo di gatti

 

Sebbene sia un disturbo trasversale, la maggioranza dei casi riscontrati ha luogo in contesti di povertà, di indigenza e di solitudine. Situazioni nelle quali è molto raro che la persona abbia le risorse, economiche e non solo, di affidarsi e intraprendere un percorso di supporto psicoterapeutico.

 

Abbiamo intervistato Elisa Colombo, psicologa dell’Università Statale di Milano, una delle autrici del libro assieme a Paola D’Amico, giornalista per il Corriere della Sera e Emanuela Prato Previde, docente di psicologia all’Università degli Studi di Milano.

L’intervista:

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