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Prigioniero del presente. La vita indimenticabile del paziente amnesico di H.M. Un Libro di Suzanne Corkin

I circuiti della memoria sono gli stessi con cui elaboriamo previsioni rispetto al futuro: in questo senso, il cervello è una macchina del futuro. Ma che accadrebbe se la nostra macchina si “rompesse”? E’ quello che è successo ad Henry Gustave Molison, un personaggio la cui storia medica è diventata un caso-chiave per le neuroscienze.

Nel 1953, il ventisettenne Henry Molaison venne sottoposto ad un intervento di psicochirurgia: nel tentativo di curare la forma grave di epilessia di cui era affetto, i medici decisero di esportare ippocampo e amigdala del paziente. In seguito all’operazione l’epilessia regredì, ma accadde anche qualcosa che, al tempo, era assolutamente inaspettato: Henry perse la capacità di creare nuovi ricordi, conservando soltanto la memoria a brevissimo termine che gli consentiva di registrare volti, fatti e sensazioni per un arco temporale di circa trenta secondi. Da quel momento H.M. (acronimo che sostituì il nome di Henry, in tutela della sua privacy) fu “adottato” dagli istituti di ricerca che lo studiarono ed accudirono per il resto della sua vita.
Grazie agli innumerevoli esperimenti condotti su H.M. i ricercatori scoprirono molte cose sulla memoria degli esseri umani. H.M. non poteva costruire nuovi ricordi, ma era in grado di imparare ad usare nuovi strumenti, come il suo deambulatore. Si scoprì così che la memoria a lungo termine si suddivide in memoria dichiarativa -quella cui facciamo ricorso coscientemente per ricordare eventi –  e non dichiarativa, cioè quella che costruiamo attraverso l’abitudine, l’apprendimento, come quando andiamo in bicicletta. I ricercatori osservarono che H.M. aveva una vita rilassata, poiché non era oppresso né dai ricordi del passato, né dalle ansie del futuro, a causa del suo difetto di memoria. Non percepiva neppure di stare invecchiando. Henry era eternamente prigioniero del presente.

“Prigioniero del presente” è il titolo del libro edito da Adelphi e scritto da Suzanne Corkin, ricercatrice che ha studiato il caso di Henry Molaison per cinquant’anni.

«Il cervello di Henry» scrive la Corkin «ha risposto a più domande sulla memoria di quanto abbiano fatto gli studi scientifici dei cento anni precedenti».

Abbiamo parlato di questa storia eccezionale con lo scrittore Bruno Arpaia.

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