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Da un magazzino allo spazio: DSCOVR, il satellite che monitora il vento solare

Il panorama di un emisfero terrestre completo. È quello che vedrà il Deep Space Climate Observatory o DSCOVR della NOAA, National Oceanic and Atmospheric Administration, lanciato in orbita lo scorso 11 febbraio. Questa straordinaria vista, è consentita dalla particolare destinazione del satellite. Si chiama ‘orbita L1’ e dista un milione e mezzo di chilometri da Terra. Quello che succede in L1 è che l’attrazione gravitazionale tra Terra e Sole è in equilibrio perfetto. Questo consentirà al satellite di rimanere in un’orbita abbastanza lontana da poter catturare un intero emisfero terrestre con un solo scatto fotografico!

 

La storia di DSCOVR inizia nel 1998, quando l’ex vicepresidente USA e premio Nobel, Al Gore, ha l’idea di costruire un satellite che potesse monitorare i cambiamenti climatici e l’impatto sul nostro pianeta. Il satellite viene costruito e battezzato ‘Triana’, come Rodrigo de Triana, il marinaio che avvistò per primo le Americhe nel primo viaggio di Colombo. A differenza del suo omonimo, però, il satellite Triana non avvistò altro che le pareti di un magazzino. Infatti, quando nel 2001 la presidenza passò da Clinton a George W. Bush, il progetto venne abbandonato. Il satellite è rimasto imballato fino a quando la NOAA si rese conto che quel satellite poteva essere molto utile. Così i ricercatori lo hanno ‘spacchettato’, aggiornato e ribattezzato ‘DSCOVR’.

 

Dopo due tentativi di lancio falliti, uno a causa di un problema tecnico e il secondo per il maltempo, DSCOVR è finalmente partito alla volta dell’orbita L1. Attualmente si trova a metà del suo cammino e raggiungerà la sua destinazione viaggiando a velocità supersonica per un centinaio di giorni. Dopo il lancio, le strumentazioni sono state accese e stanno già inviando i dati raccolti durante il suo viaggio. Si dovrà parlare di dati parziali finché il satellite non raggiungerà la sua destinazione finale.

 

La strumentazione a bordo del satellite, non consente solo di fotografare la Terra, ma anche di studiare il flusso di materia e radiazione elettromagnetica emessa costantemente dal Sole, chiamata vento solare. Questo flusso di particelle ad alta energia ha andamenti legati al ciclo dell’attività solare. Il campo magnetico terrestre scherma il nostro pianeta dal vento solare. Quando, però, l’attività del Sole aumenta, si possono verificare le cosiddette tempeste solari che investono il pianeta creando interferenze con le nostre apparecchiature elettroniche. Uno dei compiti di DSCOVR è proprio monitorare le emissioni solari e studiarne la natura.

 

Ma come funziona? Sono cinque gli strumenti principali che lo rendono così speciale. Il primo è EPIC, un telescopio fotografico che monitora la quantità di ozono, nuvole, aerosol e vegetazione presenti sul nostro pianeta. Il secondo è NISTAR, un radiometro che consente di misurare l’energia riflessa ed emessa dalla Terra. MAG è un magnetometro che misura i campi magnetici dovuti al vento solare. ESA è uno spettrometro per elettroni in grado di valutare quanti elettroni, dovuti al vento solare, arrivano sul pianeta. L’ultimo è la ‘Tazza di Faraday’ e curiosamente, somiglia davvero a una tazza! È composta da una disco metallico contenuto in una coppa ed è in grado di selezionare nel vento solare, in base a direzione ed energia, le particelle con carica positiva. In questo modo sarà possibile studiare a fondo la composizione del flusso di materia e radiazione elettromagnetica che raggiunge il nostro pianeta.

 

Oggi abbiamo ancora poche informazioni sui meccanismi e la natura del vento solare. Grazie a DSCOVR, sarà possibile monitorare il clima spaziale e studiare eventi, come le temute tempeste solari, sui quali è ancora difficile fare previsioni.

 

Ne abbiamo parlato con Paola Rebusco, nostra inviata a Boston e ricercatrice dell’ESO (European Southern Observatory) e il marito Michael (Mike) Stevens ricercatore all’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics che si occupa proprio dalla Tazza di Faraday.

 

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