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In Treatment, la psicoterapia in TV

Le pericolose reazioni chimiche di Breaking Bad e le divertenti battute a base di fisica teorica di The Big Bang Theory, due delle serie tv più in voga degli ultimi anni, hanno abituato gli amanti del genere a storie in cui le esigenze di spettacolo non vanno a scapito di un certo rigore scientifico. Ora è arrivata In Treatment, fiction che parla di psicoterapia mostrando le sedute di un medico con i suoi pazienti. La versione italiana è trasmessa da Sky Cinema e ha come protagonista Sergio Castellitto. Ma una seduta terapeutica non è propriamente argomento di svago: non si rischia di dare un’immagine troppo semplificata e distorta di una disciplina così delicata?

 

Sergio Castellitto

 

 

Vittorio Lingiardi è direttore della Scuola di specializzazione in Psicologia Clinica alla Sapienza di Roma. “Ho iniziato a seguire le puntate su invito dei miei studenti — racconta ai nostri microfoni — e sono rimasto colpito dalla relativa precisione della narrazione. Seppure con alcuni limiti, il testo è piuttosto fedele a certe interazioni tra terapeuta e paziente e dà buoni spunti per capire alcune dinamiche“. Gli attori sono bravi, la regia precisa, il format costruito bene. Impresa riuscita, quindi? Quasi. “La spettacolarizzazione della vita psichica è un aspetto negativo, perché strappa dal silenzio e da una dimensione inconscia una serie di elementi che fa diventare trendy. Ma in un momento culturale in cui le persone tristi vedono negli psicofarmaci la pillola magica che risolve tutti i problemi, questa serie mostra invece che sulla sofferenza c’è la possibilità di stabilire un dialogo e una relazione“.

Promossa dunque, salvo qualche concessione di troppo alle esigenze narrative e alcune imprecisioni o lacune. Per ovvie ragioni, poi, la serie tv condensa in poco tempo processi che nella realtà richiedono mesi o anni: le sedute vere hanno i loro tempi, dialoghi a volte sconclusionati, lunghi silenzi. Insomma, In Treatment non è da considerare un documentario sulla psicanalisi, non c’è molto spazio per l’analisi e l’interpretazione, però è come “una miniatura con una sua onesta efficacia e aiuta lo spettatore a pensare che ci sono possibilità di approfondimento nella discussione“.

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